Un amico speciale

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I colori del pappagallo
son brillanti tutti quanti
ma quando desidera la sposa, gli brilla di più il rosa,
quando desidera volare lassù, gli brilla di più il blu,
quando parla e non dice il vero, gli brilla di più il nero
( di L. Grossi )

Alzi la mano chi non ha in mente un pirata che solca i mari con appoggiato sulla spalla un pappagallo variopinto?

Se lo avete scelto come vostro animale d’affezione e compagno di gioco, per prendervene cura nel modo migliore dovete sapere che necessita di un’alimentazione molto varia. I pappagalli non si nutrono solamente di semi girasole e che ci sono delle differenze tra specie e specie. Ad esempio gli amazzone, i cacatua, gli ara necessitano più spesso di integratori e vitaminici. E’ importante che l’orario del pasto sia sempre lo stesso, sopratutto se deciderete di portarlo in viaggio con voi. Il pappagallo è di indole piuttosto socievole ma è un animale metodico. Adora cibarsi di miglio bianco, di frumento, di panico sia sciolto che in spighe, mais; piselli e fagiolini possono essere dati crudi, mentre i fagioli i ceci e la soia devono sempre essere ben cotti. ( Si possono usare i legumi congelati ma non quelli in scatola).

Nella dieta si devono introdurre ogni tanto noci, macamedia arachidi, anacardi, pinoli, nocciole, poiché oltre a contenere i principi nutritivi dei quali l’animale necessita, non bisogna scordare che il pappagallo è naturalmente predisposto ad aprirle e a gustarne il contenuto. I fiori completeranno l’alimentazione ed in più gli serviranno come gioco, specialmente se vive per la maggior parte del suo tempo in voliera: Hibiscus, rosa( anche le bacche), passiflora, salvia, mimosa ( anche le bacche), violette, lillà, melo, melograno, borragine. Saltuariamente fornire ortaggi come la patata cotta oppure lattuga e spinaci, barbabietola,asparago. Introdurre moderatamente la frutta fresca ed aumentarne la quantità durante lo svezzamento ( NO l’avocado che gli risulta tossico!!!!). Ogni tanto si può dare il tuorlo d’uovo ben cotto,yogurt magro, carne a pezzetti o larve della farina e del miele e per migliorare il piumaggio si apportano piccole quantità di granulati oppure i grit in commercio, specialmente nei periodi di stress come quello della deposizione delle uova. Non fate stare l’ amico pennuto all’umido ma cambiategli più volte al giorno l’acqua e per il suo benessere portatelo periodicamente dal veterinario per il taglio delle unghie, le vaccinazioni ed il controllo delle feci, in quanto potrebbe trasmettere all’uomo il parassita Clamydophila pittaci. Inoltre un orario determinato per il pasto agevolerà la somministrazione per il sorvegliante e semplificherà la programmazione delle attività di pet therapy con i volatili che saranno ritenuti consoni a tali attività.

 

Il pappagallo è un animale molto intelligente, empatico con una spiccata adattabilità che lo rende sempre più comunemente impiegato non più nei circhi ma bensì come co-terapeuta sia con i bambini /adolescenti sia con gli anziani. Un pappagallo di solito incute meno timore rispetto ad un cane o ad un gatto, nelle persone che hanno avuto poche esperienze di vita in comune con qualche animale d’affezione.

Nell’immaginario comune quando si pensa ad un pappagallo viene da sorridere e si ripercorrono ricordi piacevoli – quindi rilassanti- legati alla filmografia o alla letteratura dove il coloratissimo pennuto o è l’attore principale della storia oppure è un personaggio importante di questa; ciò favorisce l’attivarsi della sfera emotiva per gradi, passaggio fondamentale quando ci si trovi in presenza di persone con Alzheimer oppure con disturbi dello spettro autistico o con difficoltà nell’instaurare una corretta socializzazione (processo di autosviluppo individuale di carattere attivo ed esteso a tutto il corso dell’esistenza, basato sulla capacità di agire dell’individuo,sulle sue strutture e norme di interazione in specifici contesti storico- sociali; tale processo contribuisce a formare il soggetto sia come membro della società che come personalità unica,v. Hurrelmann e Ulich,1991). L’animale agisce come co-terapeuta, aiutando la persona a produrre spontaneamente alcune risposte che possono essere di gioco,ma anche di attenzione e di orientamento temporale- prendersi cura dell’animale-, stimola la persona ad interagire spontaneamente quando riproduce versi e frasi del linguaggio umano.

 

Insegnare ad un pappagallo a….Salire su un dito e a non farvelo beccare…
Per non ricevere fastidiose forti beccate, poichè il pappagallo possedendo il becco comunicherà anche mediante questo la sua affettività verso l’umano,sopratutto verso colui o colei che gli avrà dato l’imprinting; basterà soffiargli delicatamente tra le piume vicino al becco,questo servirà per non farlo agitare e a farlo discostare senza creare traumi a nessuno. Richiede più tempo e pazienza insegnarli a salire sul dito. Per fare questo sarà necessario l’ausilio di un bastoncino. Dapprincipio sarà timoroso e bisognerà incoraggiarlo a lasciare la gabbia offrendogli per ricompensa ad esempio pezzetti di carota. Per abituarlo a salire sul bastoncino bisognerà metterglielo vicino fino a quando non lo temerà più,sollevandolo cautamente appoggiarlo al petto sopra le zampe;ripetere il gesto per stimolarlo a salire.

Insegnare al pappagallo a…Parlare…
Allenatelo ogni giorno. Pochi parlano,molti cantano,qualcuno fa solo versetti. Dipende dalle specie. Ripetergli una parola alla volta cominciando dalle più brevi e semplici, per alcuni minuti tutti i giorni fintantochè non l’avrà imparata. Durante questi insegnamenti è utile isolarlo da altri eventuali animali domestici. Il pappagallo però è un po’ dispettoso…potrebbe decidere di parlare in vostra assenza. Se vi allontanate potreste sempre predisporre una videocamera e filmarlo!
I migliori “parlatori” sono i pappagalli cenerini che arrivano ad imitare perfino i diversi toni di voce.

Stefania Isabella