Il “villaggio” è solo per le mamme estroverse?

C’è un proverbio africano piuttosto noto che recita: “ci vuole un villaggio per crescere un bambino”, ma chissà se continuava dicendo “e ci vuole un villaggio per crescere una madre”.

Nei primi giorni e nelle settimane successive al parto, non è necessariamente il bambino ad avere bisogno delle cure di un villaggio, a lui basta la sua mamma, ma piuttosto è la mamma ad averne bisogno.

Una donna dopo aver partorito il suo bimbo ha bisogno di avere accanto qualcuno che si occupi di lei e delle faccende domestiche al suo posto, di condividere la sua esperienza con una o più persone. È stato così nella storia sin dai primi esempi di cura alloparentale nei primati, ed è ancora così per centinaia di culture tradizionali nel mondo.

Ma cosa succede se una neomamma ha la famiglia lontana ed è di natura introversa, se non è brava a presentarsi alle persone, a fare amicizia e a chiacchierare? È condannata a rimanere seduta a casa con il suo bambino, sentendosi isolata, ma allo stesso tempo a disagio all’idea di partecipare a gruppi di mamme, corsi in acqua e appuntamenti nei bar?

Il villaggio è solo per le mamme estroverse?

Ti dico subito che la risposta é: no.

Il villaggio di ogni mamma è unico quanto lei.

Ci sono villaggi grandi e villaggi piccoli, villaggi con un sacco di movimento e attività, e villaggi calmi e piccini dove le cose accadono con lentezza.

Una mamma potrebbe sentirsi isolata e sola se non ha almeno un’interazione sociale al giorno, mentre per un’altra la stessa cosa potrebbe risultare “troppo” e invadente.

Una mamma potrebbe prosperare in una casa rumorosa e allegra, mentre un’altra desiderare il silenzio. Ad una mamma potrebbe piacere passare del tempo con altri genitori e bambini, mentre un’altra potrebbe preferire la compagnia di sua madre, o sviluppare una relazione di fiducia con una tata o una babysitter.

Costruire il proprio villaggio, come neomamma, riguarda molto più che andare fuori e farsi dei nuovi amici.

È imparare a chiedere aiuto e riconoscere i propri bisogni.

È accettare di non poter e dover fare tutto da sola.

È sapere dove ci sono attività e gruppi di mamme nella tua area, anche se ci vai solo una volta al mese.

È avere il numero di telefono del tuo pediatra, della guardia medica, e di un’associazione o una consulente esperta in allattamento che possa rispondere alle tue domande.

È sapere che ci sono almeno due persone nella tua vita con cui ti senti a tuo agio nel farti vedere mezza nuda o ricoperta di vomito.

È sapere che puoi passare tutto il giorno facendo riposini, allattando e mangiando senza doverti preoccupare dei lavori di casa o altro, e senza sentirti in colpa per questo.

Costruire il tuo villaggio significa costruire delle relazioni che ti facciano sentire sicura, amata e supportata, in un momento della tua vita in cui sei sensibile e vulnerabile proprio come il tuo bambino.

Quando lavoro nel mio studio con le coppie di genitori in attesa, o con le neomamme a casa loro, li aiuto ad identificare come potrebbe essere il loro villaggio ideale, dopodichè lavoriamo insieme per costruirlo. Quando una neomamma si sente sicura, amata e supportata nella sua comunità, i benefici per la sua salute sono profondi e a lungo termine, e questi si rifletteranno sull’intera famiglia, nel presente e nel futuro.

Il tuo villaggio è unico quanto te.

Come dovrebbe essere il tuo villaggio ideale?

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